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La Spezia. Zimerman e la poesia assoluta

Un evento. Con Kristyan Zimerman questa definizione non è mai azzardata. Anche in questa occasione alla Spezia, nel concerto del 16 maggio al Teatro Civico, nell'ambito del ciclo Concerti a Teatro organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di La Spezia, questo straordinario pianista ha entusiasmato gli ascoltatori con uno splendido  recital.

Con interpreti di questa caratura la domanda che ci si pone prima del concerto non è solamente “cosa suonerà” ma quali emozioni, in questo caso miste ad un senso di stupita ammirazione, condividerà con il pubblico.

Il programma proposto, con le due sonate di Schubert D959 e D960, che farebbero tremare i polsi a chiunque, ha consentito la realizzazione di momenti di poesia assoluta. Queste righe sono scritte, come sempre per quanto mi riguarda, nelle ore notturne immediatamente successive al concerto, con la mente, il cuore e l'anima ancora colmi di emozioni e sensazioni straordinarie.

Il problema che sorge in questi casi è trovare un compromesso per far capire agli addetti ai lavori ma anche a chi vive l'esprienza musicale senza avere particolari conoscenze se non l'amore per la musica ed una predisposizione estetica alla contemplazioone dei capolavori, cosa rappresenta avere il privilegio di ascoltare artisti come Zimerman.

Il programma scelto, come detto, era impegnativo sia dal punto di vista tecnico che per l'ampiezza delle sonate e la loro lunghezza. Composizioni scritte negli ultimi mesi di vita di Schubert, rappresentano una straordinaria sintesi e rappresentazione delle idee musicali ed estetiche dell'autore. Un approccio con una forma per così dire tradizionale, quella della “sonata”, affrontato con un'originalità e genialità insuperata.
Edifici musicali giganteschi ma perfettamente equilibrati nelle proporzioni e fonte di continuo stupore per il modo con cui vengono svelate e sviluppate le idee musicali ed armoniche.

Questa descrizione non è solo accademica, ma scaturisce spontaneamente dalla straordinaria interpretazione che Zimerman ha dato di queste sonate, condividendo appunto con una chiarezza ed una apparente facilità esecutiva la magia creata da Schubert.

Rivolgendomi per un attimo agli addetti ai lavori, il controllo di suono, la gestione dell'impasto timbrico, il nitore nella realizzazione dei passi più impegnativi, la perfetta realizzazione del fraseggio, anche nelle parti più nascoste, ha rivelato un dominio assoluto di questi due capolavori pianistici. Approccio supefacente che ha permesso di trasmettere a chi non fosse in grado di percepire queste particolarità (cosa che non rapprenta ovviamente un limite, ma un approccio diverso non meno coinvolgente) momenti e sensazioni indimenticabili.

Il Teatro, esaurito in ogni ordine e posto come non si ricordava da anni, ha ascoltato con concentrazione e quasi trattenendo il respiro durante l'esecuzione non certo e non solo per rispetto all'interprete, ma perchè esecuzioni come queste trasportano in dimensioni diverse nelle quali il luogo ed il tempo assumono valori relativi. Le due sonate, quaranta minuti ognuna, si sono dipanate apparentemente in un attimo lasciando una sensazione di mancanza e di vuoto dopo la loro fine paragonabile al distacco ed alla malinconia che si prova separandosi da una persona amata.

Non è facile stabilire una scala di valori qualitativi all'interno delle due sonate dopo un ascolto del genere. Una visione così lucida della costruzione formale consente di far osservare contemporaneamente il tutto ed ogni sua sigola parte, indispensabile ma anche importante in quanto tale, come quando si osserva uno straordinario paesaggio naturale che ci rasserena l'anima e nel quale si scoprono, guidati per mano, gli elementi che lo costituiscono.

Per quanto mi riguarda, ma solo per dare una valutazione personale dovuta ad un particolare amore per la sonata, l'esecuzione dell'Andantino della Sonata in la maggiore D969, rimarrà uno dei ricordi più indelebili.
Pubblico entusiata al termine. Ripetute chiamate in scena per far capire nell'unico modo possibile la riconoscenza per aver avuto la possibiltà di ascoltare questo straordinario interprete.
Un evento, appunto. Ed un privilegio essere presenti ad occasioni del genere.

 

Pubblicato in:  GN26 Anno VII 21 maggio 2015

Articolo di: Piero Barbareschi

Source: www.gothicnetwork.org

 
 
 
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